Dante e il ’900: parole, immagini, letture

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

16 marzo 2021 - Dantedì

Al via il progetto della Biblioteca nazionale centrale di Roma nel museo Spazi900

 

In occasione del Dantedì, il 25 marzo la Biblioteca nazionale centrale di Roma avvia il progetto Dante e il ’900: parole, immagini, letture per celebrare i settecento anni dalla morte di Dante lungo tutto il corso del 2021.

Il progetto vuole indagare il rapporto di poeti e scrittori del Novecento con Dante a partire dagli autori esposti nel museo Spazi900 della Biblioteca, da Gabriele d’Annunzio a Eugenio Montale, da Pier Paolo Pasolini a Giorgio Caproni, attraverso edizioni e documenti originali presenti nelle collezioni dell’Istituto. Affiancheranno poeti e scrittori anche gli artisti del Novecento che hanno illustrato la Divina Commedia.

Il viaggio di presenze, ritorni, riusi di Dante nel Novecento, che prende avvio in modo virtuale, diverrà reale attraverso una sezione espositiva permanente allestita all’interno del museo Spazi900, nella sala dedicata a Pier Paolo Pasolini. La sezione verrà rinnovata periodicamente nelle tematiche e nei materiali esposti. Sarà inoltre arricchita dalle letture della Commedia eseguite da Vittorio Sermonti, rese fruibili tramite una postazione multimediale, insieme anche all’esposizione di testi di Dante utilizzati dallo stesso Sermonti per il suo lavoro. La Biblioteca ha infatti di recente acquisito per donazione parte dell’archivio e della biblioteca personale di Vittorio Sermonti, dichiarati di notevole interesse storico.

Il progetto è patrocinato dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.


Il viaggio inizia nel nome di Pier Paolo Pasolini con uno dei documenti più significativi legati alla memoria dantesca conservati dalla Biblioteca: il dattiloscritto con correzioni autografe de La Divina Mimesis.

Risale agli anni Sessanta il progetto pasoliniano di una “riscrittura” della Commedia ma l’opera negli anni non riuscirà a giungere a compimento. Vedranno la luce solo i primi due canti e alcuni frammenti del III, IV e VII, che il poeta darà alle stampe nel 1975, destinati però a uscire poco dopo la sua scomparsa. È lo stesso Pasolini a dichiarare: «È un’idea che risale al 1963, ma finora non sono riuscito a trovare la chiave giusta. Volevo fare qualcosa di ribollente e magmatico, ne è uscito qualcosa di poetico come “Le ceneri di Gramsci”, anche se in prosa. Per questo, pubblico appena i primi due canti: a un Inferno medioevale con le vecchie pene si contrappone un Inferno neocapitalistico. Ma siamo, per il momento, al “mezzo del cammin di nostra vita”, all’incontro con le tre fiere, ecc.».

Così Pasolini, riprendendo il tema dei gironi infernali della prima cantica dantesca, si addentra in un inferno contemporaneo tra i peccatori della sua epoca:

«Intorno ai quarant’anni I), mi accorsi di trovarmi in un momento molto oscuro della mia vita. Qualunque cosa facessi, nella «Selva» 2) della realtà del 1963, anno in cui ero giunto, assurdamente impreparato a quell’esclusione dalla vita degli altri che è la ripetizione della propria, c’era un senso di oscurità. Non direi di nausea 3) o di angoscia 4): anzi, in quella oscurità, per dire il vero, c’era qualcosa di terribilmente luminoso: la luce della vecchia verità, se vogliamo, quella davanti a cui non c’è più niente da dire.»

(Pier Paolo Pasolini, La Divina Mimesis. Dattiloscritto con correzioni e aggiunte autografe, 44 carte sciolte, mm 280 x 220. Nel dattiloscritto manca, rispetto all’edizione, la Prefazione e l’Iconografia ingiallita (per un «Poema fotografico»). Roma, BNC, Vitt.Em.1559, c. 3r)