Spazi900 - Grazia Deledda

Sotto il cedro del Libano: Grazia Deledda a Roma.

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha inaugurato il 15 dicembre 2016 all’interno del museo dedicato alla letteratura italiana contemporanea, Spazi900, un nuovo spazio permanente dedicato a Grazia Deledda per celebrare gli 80 anni dalla sua morte e i 90 anni dal premio Nobel.

La realizzazione di questo nuovo spazio, che si intitola Sotto il cedro del Libano. Grazia Deledda a Roma, è stata possibile grazie alla recente donazione da parte degli eredi Morelli Deledda di alcuni documenti autografi, oggetti e libri, i quali testimoniano la presenza a Roma della scrittrice e della sua famiglia. Grazie Deledda, infatti, si trasferisce a Roma nel 1900 e proprio nella capitale si svolge la grande stagione letteraria: da Elias Portolu del 1903 a Canne al vento del 1913 e La madre del 1920, dalle novelle al teatro. Frequenta così il mondo culturale romano di primo Novecento: gli artisti esordienti, Angelo De Gubernatis, Giovanni Cena e l’ambiente della rivista «Nuova Antologia», dove escono a puntate molti dei suoi romanzi. Stringe rapporti con Sibilla Aleramo, Marino Moretti, Federigo Tozzi. La stessa Roma, i luoghi a lei più cari, trapelano tra le pagine come nelle novelle La Roma nostra e Viali di Roma.

Dopo alcune precedenti abitazioni, Deledda vive a Roma nel villino di via Porto Maurizio 15. Seduta allo scrittoio, ha davanti a sé il verde di un piccolo giardino, al di là del quale vive la sorella Nicolina, pittrice e illustratrice dei suoi testi. In quel giardino, sotto il cedro del Libano – titolo di una sua novella – le sorelle Grazia, Nicolina, Peppina con la piccola Mirella, sono protagoniste di incontri di vita quotidiana, intrisi però di letteratura, tra scambi di libri e opere. In mostra sono esposti oggetti che documentano proprio questo rapporto come la bambola che Deledda regalò a Mirella, un volume regalato a Nicolina con dedica autografa. Arricchiscono l’esposizione un pupazzo di Eugenio Tavolara, il mandolino, due arazzi, due sedie e una quadro di Nicolina, tutti appartenuti alla scrittrice.

La Biblioteca nelle sue collezioni già conservava prime edizioni e documenti autografi significativi della scrittrice. È emersa una lettera inedita a Domenico Oliva del 12 ottobre 1912 incentrata proprio sulla nuova abitazione di via Porto Maurizio 15: «Siamo a Roma, nella nostra casetta in fondo al mondo. Ma è tanto bello, quaggiù: una pace, una serenità, una tristezza solenne di esilio!». A questi si aggiungono con la donazione degli eredi Morelli Deledda nuovi rilevanti documenti come il dizionario della lingua italiana del 1861 utilizzato da Grazia Deledda, «il frusto vocabolario che era appartenuto a suo padre e ancora aveva odore e macchie di tabacco da naso», come viene scritto in Cosima. Nell’ultima pagina Deledda trascrive una citazione da Alfred De Musset: «Comment vis-tu, toi qui n’as pas d’amour?». E ancora due documenti autografi inviati proprio da Stoccolma a Nicolina nel 1927 durante il conferimento del Premio Nobel. A Deledda fu assegnato il premio Nobel per la Letteratura dell’anno 1926. Secondo autore premiato dopo Carducci, Deledda è l’unica italiana ad aver ricevuto l’ambito riconoscimento. Ma proprio da Stoccolma scriverà a Nicolina il 9 dicembre 1927: «Il mondo è bello e vario come diceva Bertoldo, ma ancora un posticino dei più belli è tra via di Porto Maurizio e via Trapani».

La figura e la straordinaria opera di Grazia Deledda trova così la sua giusta e necessaria collocazione all’interno del museo Spazi900, ad apertura della Galleria degli scrittori, dove sono esposti altri due premi Nobel: Luigi Pirandello ed Eugenio Montale.