I Fondi orientali della Biblioteca Nazionale
Tra i suoi numerosi fondi la Biblioteca Nazionale annovera due importanti, anche se meno conosciute, collezioni di opere cinesi e giapponesi. La loro rilevanza risiede, oltre che nel valore specifico del materiale bibliografico conservato, anche nel fatto che nessuna altra Biblioteca o Istituto in Italia conserva una raccolta paragonabile a questa per ricchezza e omogeneità di materiale: il fondo cinese raccoglie complessivamente circa 1.500 titoli per un totale di 13.000 volumi, ai quali bisogna aggiungere il dono nel 1992 dell’Associazione Italia-Cina di circa 6.000 volumi; la raccolta di testi giapponesi comprende circa 2.500 titoli per 5.000 volumi. La storia della costituzione delle due raccolte è, in parte, una storia parallela che segue nelle sue grandi linee la storia dei rapporti tra l’Italia e questi due paesi dell’Estremo Oriente.
Il nucleo originario e più consistente del fondo cinese è costituito dalla raccolta di opere conservate dai gesuiti nella Biblioteca Major del Collegio Romano, passata dopo il 1873, con la legge sulla soppressione delle Congregazioni Religiose, nelle mani dello Stato italiano e quindi alla Biblioteca Nazionale. La raccolta ha origine dai proficui rapporti che intercorsero tra i gesuiti e l’Impero cinese a partire dal 1583, anno dell’ingresso in Cina di Matteo Ricci, fino al 1773, anno in cui la Compagnia venne sciolta. Le relazioni ripresero poi, nel 1814, quando Pio VII ricostituì la Compagnia di Gesù, la cui opera, però, in quegli ultimi anni, non fu così fruttuosa come lo era stata nel periodo precedente. Oltre a quella dei Gesuiti è da ricordare anche l’opera missionaria dei francescani, testimoniata nel fondo cinese della Biblioteca Nazionale da due gruppi di opere provenienti, l’uno dalla Chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, l’altro dalla Chiesa di Santa Maria in Aracoeli. L’ultimo gruppo di opere di origine ecclesiastica è un certo numero di volumi recanti il timbro di Ludovico De Besi, Vicario Apostolico nello Shandong e amministratore della diocesi di Nanchino dal 1837 al 1847. Al suo rientro in patria, a partire dal 1856 venne nominato consulente per questioni relative alla Cina presso la Congregazione di Propaganda Fide. Merita un cenno particolare l’opera più famosa a lui appartenuta: il Bencao Pinhui Jingyao, pregevole testo di farmacopea, riccamente illustrato.
Il fondo giapponese della Biblioteca Nazionale ha origine negli ultimi decenni del XIX secolo con l’acquisizione della Biblioteca privata di Carlo Valenziani, professore di Lingue e Letterature dell’Estremo Oriente presso l’Università di Roma, il quale aveva raccolto una ricca ed importante collezione di testi sia cinesi che giapponesi. I fondi vennero incrementati, nei primi anni del XX secolo, dalle donazioni da parte del Ministero degli Esteri e del Ministero della Guerra; a questi va aggiunto l’acquisto in due distinte fasi (1957 e 1961) del fondo appartenuto a Guido Perris giovane bibliotecario alla Vittorio Emanuele negli anni 1912-1915, e successivamente funzionario dell’Istituto internazionale di agricoltura sia in Cina che in Giappone. Questa acquisizione è stata importante soprattutto per la sezione giapponese che si è così accresciuta di testi di storia, filosofia e letteratura.
