La digitalizzazione dei manoscritti del fondo farfense

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

18 ottobre 2021 - Manoscritti digitali

La digitalizzazione dei manoscritti del fondo farfense

Con la pubblicazione sul portale digitale della BNCR del Farfense 33 (http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/manoscrittoantico/BNCR_MS_FARF_33/BNCR_MS_FARF_33/1 ) si conclude il lavoro di digitalizzazione del fondo dei manoscritti provenienti dall’abbazia di Santa Maria di Farfa (Rieti) e oggi conservati presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma.

Fondata nella seconda metà del sec. VI, Farfa è stata un’abbazia imperiale, potente e prestigiosa, vicinissima alla Santa Sede ma svincolata dal controllo pontificio, e Carlo Magno stesso la visitò e vi sostò poche settimane prima di essere incoronato Imperatore dei Romani nell’inverno dell’anno 800. Durante il suo regno l’abbazia ebbe grande sviluppo, per raggiungere il massimo splendore nel sec. XI, sotto l’abate Ugo I, quando divenne uno dei centri di cultura benedettina più conosciuti e attivi dell’Europa medievale, dotato di un importante scriptorium e di una ricca biblioteca

A quel periodo risalgono alcuni dei codici più noti, fra i quali il celebre “Chronicon Farfense” (Farfense 1), redatto tra gli anni 1107-1119, il “Liber largitorius vel notarius monasterii Farfensis” (Farfense 2) e il "Liber floriger cartarum coenobii Farfensis” (Farfense 3), tutti compilati dal monaco Gregorio da Catino (1060-1133 circa).

 

Ad oggi presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma sono conservati complessivamente 33 codici del fondo manoscritto Farfense, quasi tutti realizzati in un arco temporale compreso fra i secoli IX e XV (soltanto il Farfense 31 risale al XVIII secolo), che rappresentano un’eredità del glorioso passato della biblioteca.

Si tratta per lo più di opere liturgiche e devozionali (Bibbie, Messali, Passionari, Omeliari, etc.) e dei Padri della Chiesa (Agostino, Isidoro di Siviglia, etc.), oltre a varie raccolte di Sermones, spesso copiate in cosiddetta “minuscola romanesca”, la tipizzazione che la carolina assunse in alcuni centri scrittorii di Roma e del Lazio a partire dal sec. X.

In verità la biblioteca comprendeva molti più codici di quelli sopravvissuti, ma la decadenza di Farfa nei tempi successivi espose l’abbazia alle numerose dispersioni che depauperarono il grande patrimonio librario messo insieme dai monaci.

Nel 1876, infine, a seguito della legge sulla soppressione delle Corporazioni religiose emanata dal Regno d’Italia, venne disposto il trasferimento dei manoscritti dell’Abbazia alla Biblioteca nazionale centrale di Roma.

 

Il fondo Farfense è descritto esaustivamente nel database Manus OnLine, e dalle singole schede catalografiche è ora possibile raggiungere le relative copie digitali pubblicate nella teca della BNCR; il progetto di digitalizzazione, che ha previsto l’acquisizione, post-produzione e metadatazione di 16.042 immagini, è stato condotto interamente “in house” grazie alla collaborazione fra il  Dipartimento Manoscritti e rari e l’Ufficio Digital Library, nell’ambito di una politica di incremento delle collezioni digitali volta a favorire la più ampia fruizione del patrimonio e la migliore conservazione dei materiali bibliografici antichi, rari e di pregio.

 

Il fondo può essere esplorato alla pagina:

https://manus.iccu.sbn.it//opac_ElencoSchedeDiUnFondo.php?ID=243