La digitalizzazione dei manoscritti della collezione Capilupi

Biblioteca nazionale centrale di Roma

1 marzo 2023 - Digitalizzazioni

BNCR_Vitt.Em.1021_carta 1r dettaglio
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La digitalizzazione dei manoscritti della collezione Capilupi

 Nell’ambito della strategia digitale perseguita dalla BNCR al fine di favorire la più ampia fruizione del patrimonio e la migliore conservazione dei materiali bibliografici antichi, rari e di pregio, si è appena concluso il lavoro di digitalizzazione dei manoscritti della collezione Capilupi.

Tale raccolta consta di 73 codici provenienti dall’eredità dell’omonima nobile famiglia originaria di Mantova che furono acquistati in blocco il 22 dicembre del 1932 dall’allora Ministero dell’Educazione Nazionale, e che sono stati poi descritti nel catalogo I manoscritti capilupiani della Biblioteca nazionale centrale di Roma curato da Tullia Gasparrini Leporace (Roma, La Libreria dello Stato, 1939).

Le vicende che hanno condotto tali manoscritti presso la Nazionale di Roma sono in verità piuttosto fortuite. Sembra infatti che la Biblioteca Comunale di Mantova fosse venuta a conoscenza della vendita di un’edizione virgiliana stampata a Venezia nel 1482 da parte dell’antiquario romano Moretti e che, desiderosa di incrementare le proprie raccolte con l’acquisto di ulteriori e preziosi esemplari del sommo poeta mantovano, si rivolgesse al Ministero per ottenere una sovvenzione economica all’acquisto.

L’opera rivestiva anche un elevato valore storico poiché si presentava in esemplare postillato da Bernardo, Camillo e Lelio della famiglia gentilizia dei Capilupi, eruditi e letterati di fama nel XVI secolo, l’ultimo dei quali particolarmente affezionato ai testi di Virgilio. La Soprintendenza Bibliografica per la Lombardia, temendo il rischio di dispersione, intervenne notificando agli eredi, il 24 marzo 1930, l'importante interesse bibliografico dell’intera collezione.

La raccolta capilupiana, che alla fine del Settecento annoverava 129 codici descritti da Giovanni Andres nel Catalogo de’ codici manoscritti della famiglia Capilupi di Mantova (Mantova, presso la Società dell’Apollo, 1797) era stata a lungo conservata nella villa di Castellucchio, presso Mantova, dove aveva anche subito le conseguenze di un incendio, per essere in seguito trasferita presso la sua abitazione romana dalla contessa Mercedes Silvestri Faà Capilupi De Grado: con lei la Soprintendenza Bibliografica del Lazio chiuse nel 1932 l’accordo per l’acquisto in blocco dei 73 codici superstiti, che furono quindi destinati alla Biblioteca nazionale centrale di Roma dove oggi sono conservati nel fondo Vittorio Emanuele con le segnature 1008-1080.

Tali manoscritti, databili tra i secoli XIV-XVII, possono essere divisi in tre gruppi omogenei, comprendenti il primo gli autori della letteratura classica latina, il secondo opere umanistiche quali trattati di retorica, grammatiche e traduzioni quattrocentesche e cinquecentesche di opere latine, e l’ultimo costituito da compilazioni e ampie raccolte di notizie storiche (lettere, relazioni, resoconti di conclavi, aneddoti, etc.).

Del primo gruppo si presentano particolarmente interessanti i quattrocenteschi Vitt. Em. 1021, contenente un commento alle Silvae di Stazio, e Vitt. Em. 1067, che riporta un commento alle Epistole e alle Satire di Orazio; seguono, nei restanti due gruppi, manoscritti di grande rilievo, con traduzioni dei classici, testi poco noti e opere rimaste a lungo inedite.

Nel secondo gruppo sono degni di nota i Vitt. Em. 1019 e 1077, che tramandano notizie poco conosciute sulla corte dei Gonzaga; il Vitt. Em. 1019, in particolare, riveste notevole importanza in quanto contiene rime e prose in onore di Isabella d’Este composte dal poeta ferrarese Marcantonio Bendidio.  

Il terzo gruppo, infine, che raccoglie numerosi manoscritti autografi soprattutto di Camillo II e Ippolito, rappresenta una vera miniera di notizie storiche e non vi è praticamente evento accaduto nel XVI secolo di cui non vi sia testimonianza, in alcuni casi anche diretta, viste le alte cariche rivestite dagli stessi Capilupi.

Sono pertanto ampiamente documentati con notizie di prima mano i fatti più notevoli del tempo, come il Concilio di Trento, la lotta contro i turchi e la battaglia di Lepanto, le guerre di religione in Francia, le rivalità fra Carlo V e Francesco I, etc.

Tale vasta messe di informazioni, ora liberamente accessibile per mezzo delle copie digitali, potrà senz’altro essere di grande giovamento per gli studi storici, filologici e letterari, data l’importanza della collezione e il prestigio degli stessi Capilupi, che per erudizione vengono a buon diritto annoverati fra gli “ultimi umanisti” e che per la centralità dei loro ruoli nelle vicende del Cinquecento compaiono citati tanto dal Folengo quanto dall’Ariosto.

Il progetto di digitalizzazione, che ha previsto l’acquisizione, post-produzione e metadatazione di 24.804 immagini, è stato condotto interamente “in house” grazie alla costante e consolidata collaborazione fra il Dipartimento Manoscritti e rari, L’Ufficio Riproduzioni e l’Ufficio Digital Library.

Il fondo, analiticamente descritto nel database Manus on Line, può essere esplorato nella biblioteca digitale cliccando qui.