Storia del catalogo alfabetico per autori e titoli

Il primo catalogo alfabetico per autore e titoli di opere anonime della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma fu aperto al pubblico il 1° Aprile del 1876 e conteneva le schede relative a circa 250.000 opere, la metà di quelle che all'epoca costituivano l'intero patrimonio librario della Biblioteca.

Le schede erano state parzialmente redatte da personale avventizio, costituito soprattutto da studenti della Facoltà di Lettere, dietro la guida dei bibliotecari. Nel 1875, il ministro della Pubblica Istruzione, Ruggero Bonghi, diede alcune indicazioni per la compilazione delle schede riprendendole in gran parte dalle norme adottate dalla Biblioteca del British Museum di Londra, l'attuale British Library.

Questo lavoro di catalogazione fu sospeso nel 1879, allorquando il nuovo ministro Perez istituì una Commissione per la compilazione del catalogo, che poi si trasformerà in Commissione d'inchiesta nominata per controllare l'attività svolta dalla Biblioteca; a questa ne seguirà un'altra nominata dal ministro De Sanctis che doveva indagare sulla presunta sparizione di opere pregevoli. Nel giugno del 1880 il commissario regio Cremona decretò la momentanea chiusura della Biblioteca per permetterne il riordinamento.

Quando nel 1881 la Biblioteca fu definitivamente riaperta al pubblico, sotto la direzione di Domenico Gnoli, il catalogo generale alfabetico per autore e per titolo di opere anonime disponibile agli utenti era un catalogo a schede mobili in oltre 4.000 volumetti a chiusura meccanica (il cosiddetto "sistema Staderini") e comprendeva tutti i fondi stampati.

Le schede mobili a volumetti, compilate a mano, furono riprodotte nel formato internazionale (cm 7,5 x 12,5) nel 1958 in applicazione alla circolare ministeriale n.71 con la quale si avviava il processo di normalizzazione dei cataloghi degli stampati. Ridotte nel formato, le schede risultarono a volte poco chiare nella descrizione e, soprattutto, nella collocazione.

Per quanto riguarda la catalogazione si fece riferimento nel tempo a diverse norme catalografiche tra le quali: le regole del Fumagalli pubblicate nel 1887, quelle del 1921 ed ancora quelle del 1956, fino alle Regole Italiane di Catalogazione per Autori (RICA) del 1979, pubblicate in seguito alla Conferenza di Parigi tenuta nello stesso anno.

La grande quantità di schede redatte in diversi momenti e quindi secondo criteri non omogenei, ha reso sempre più complessa la gestione manuale del catalogo che, tuttavia, ha acquistato un notevole valore storico di documentazione.